08 settembre 2016

Corrispondenze giornalistiche di un terremoto del passato

Qui di seguito, postiamo alcune corrispondenze giornalistiche riguardanti il terremoto avvenuto in Calabria l'8 settembre 1905. Sono tratte dalla "Cronaca di Calabria" a firma del giornalista Giovanni Solimena (qui un suo profilo).


CRONACA DI CALABRIA
11 SETTEMBRE 1905
Aiello Cal. Lì 10-9-‘05
(Gioso) – Scrivo sotto l’enorme impressione che perdura in me come in tutti.

Il telegrafo è interrotto; la posta ritarda, chissà se e quando questa mia vi perverrà.

Come saprete, Aiello è stato il paese più danneggiato dal terremoto, nella provincia. Ventitré morti; molti feriti. Dei morti noto il ricevitore postale Melchiorre de Dominicis e il maestro di musica Pietro Trojano.
Moltissimi palazzi e case sono crollate; le abitazioni della contrada Valle distrutte, quasi tutte inabitabili.
Le case coloniche del territorio sono altrettanti mucchi di rovine.
La popolazione ha abbandonato il paese, e s’è riversata nella campagna, in prossimità del paese: dove dorme, all’aperto. Il tempo minaccia pioggia: avremo, certamente, per colmo di sventura, una più intensa esplosione malarica.
Sono arrivati carabinieri, un delegato, cento soldati, in soccorso: ma di rimedi nessuno. Lo ingegnere Vincenzo Vocaturo, di codesto genio civile, trovasi qui per constatare i danni e proporre i soccorsi.
Ieri venne e ripartì l’illustre prof. Felice Migliori, accompagnato dai giovani dottori Filippi e Tafuri; si rese conto del disastro e diede le prime disposizioni. Si spera molto dall’opera sua illuminata ed energica.
Una sola cosa, per ora, si impone più degli altri necessari rimedi: l’invio immediato di legname per la costruzione della baracche, giacché, ripeto, la popolazione non ha dove dormire. Di fatti, si contano su le dita le case abitabili.
I danni si calcolano oltre un milione di lire.
Perorate la nostra causa: invocate soccorsi immediati e reali; perché finora siamo alla parte coreografica.

26 agosto 2016

L'emigrazione di Fiumefreddo Bruzio nell'ultimo libro di Francesco Gallo

PRESENTAZIONE del Prof. Nino Andreotti del LIBRO “EMIGRAZIONE da FIUMEFREDDO BRUZIO CS agli USA dal 1893 al 1923” 

SALA CONSILIARE COMUNE di FIUMEFREDDO BRUZIO: 21 agosto 2016 ore 21 in presenza del Sindaco Vincenzo Gaudio, del dott. Gabriele Turchi, del Cav. Dott. Francesco Falsetti e di molti altri ospiti.

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“L’argomento oggetto di questa ricerca, sull’Emigrazione da Fiumefreddo Bruzio negli Usa dal 1893 al 1923 è particolarmente invitante ed opportuno, poiché ci permette, con attenzione, di guardare al nostro passato, attraverso un collegamento ideale che ci aiuta a meglio esaminare, studiare e capire il nostro presente, facendo rivivere, attraverso date e qualche storia personale di cittadini fiumefreddesi, la storia più vasta della nostra terra. Si stima che fra il 1880 e il 1920 qualcosa come tre milioni e mezzo- quattro milioni di italiani, emigrarono negli Stati Uniti. Oggi ci sono Stati americani, come il Connecticut e il New Jersey, in cui la popolazione di origine italiana è vicina al 20 per cento, e gli italo-americani pesano per il 5,6 per cento sul complesso della popolazione americana.
L’autore rende interessante il suo lavoro completandolo con la pubblicazione di importanti documenti e fotografie in bianco e nero che ci accompagnano in questo viaggio, facendoci capire meglio questo suo lavoro. Vicende di uomini “affamati” di lavoro che sentono viva la necessità di aiutare le proprie famiglie, che desiderano dare un futuro diverso ai propri figli vivendo nell’amorevole ricordo della propria terra di origine. Ci sono nel libro anche episodi di nostri compaesani che si sono distinti per il loro sforzo di farsi avanti in una società che sin da allora, nonostante episodi di cattivo trattamento subito dai nostri emigrati, dava qualche spazio ai più coraggiosi e ai più capaci. L’autore fa una ricostruzione ricca e ben documentata, che attinge le sue fonti soprattutto da epistolari e da interviste, che forniscono al lettore le coordinate utili alla comprensione del fenomeno migratorio nel suo complesso.
Questi episodi personali, talvolta duri, talvolta meno duri, ci riconducono, inesorabilmente, alla necessità di fare i conti con il nostro passato, utilizzando e riscoprendo la memoria, senza la quale un popolo non ha un passato e certamente non potrà avere né un presente né un futuro.
L’interessante lavoro svolto dal Dr. Gallo, sui dati degli emigranti di Fiumefreddo Bruzio (nel periodo 1893-1923), raffigura certamente il desiderio dell’autore di condividere la sua ricerca, che è così messa a disposizione di tutti noi Fiumefreddesi e di tutti quelli che amano questo genere di notizie e di lettura. 
Questo libro, anzi il contenuto del libro, così, non appartiene più solo all’autore, ma diventa di proprietà di quella memoria collettiva che è tramandata da tutte le persone che hanno conosciuto, nel tempo, il dramma dell’emigrazione, che sono stati testimoni della vita dei loro cari vissuta “ sotto cielo diverso, fra altra gente”, dove è difficile mantenere e tramandare le proprie radici. 
Io stesso che vi sto parlando ho vissuto l’ “avventura” dell’emigrazione. Ho vissuto per circa sei anni a Brooklyn e ho studiato e lavorato a New York.
Capisco che qualcuno adesso stia pensando: “ma tu sei andato per studiare, e quindi è un’altra cosa. Non è la vita dell’emigrato”. Vi rispondo: No, io sono andato per lavorare principalmente, perché in Italia non riuscivo a lavorare pur avendo già partecipato ad un concorso magistrale e avendolo superato. Ma ero fresco diplomato, non avevo punteggio, nè titoli, e i posti a disposizione erano pochi. Quindi son partito per gli Usa, essendo potuto emigrare legalmente. Ma non potevo né dovevo perdere l’occasione di apprendere la lingua inglese per due motivi. 1 perché conoscendo la lingua potevo chiedere ed ottenere un lavoro meglio retribuito. Secondo, avevo compreso subito che la conoscenza della lingua 
Sarebbe stata utile nella vita sempre e comunque, a prescindere da un possibile migliore lavoro.
Quando lavoravo di giorno, andavo a scuola di notte, quando lavoravo di notte, frequentavo la scuola di giorno. Grandi sacrifici. Ne può dire qualcosa l’autore del libro (che durante la mia permanenza in Usa io abitavo non molto lontano dalla sua abitazione) ma non ci siamo mai incontrati. Lui pure ha provato “come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.” I versi appartengono al canto XVII del Paradiso dantesco,
Il libro contiene altre interessanti pagine scritte dall’amico Prof. Franco Del Buono: Cenni storici sulle origini di Fiumefreddo Bruzio, Il Castello della Valle, Le torri di Fiumefreddo Bruzio, Le Chiese, Uomini di cultura di Fiumefreddo Bruzio, ed altro ancora. Tutto è corredato di precisi dati e di scrupolosa chiarezza.
Non mancano le pagine che trattano il nostro dialetto fiumefreddese con un mini dizionario fiumefreddese- Italiano,proverbi in dialetto fiumefreddese che esprimono saggezza.
E poi “a Strina i Jumifriddu” dedicata ai nostri emigranti, di Lidia Milito e poesie in dialetto di Lidia Milito, come: A Jumifriddu, a mamma mia, u rosariu, cummari carlina ecc.
E infine, sento il dovere di ringraziare il Dr. Gallo che mi ha chiesto di pubblicare in questo suo libro diverse mie poesie e un breve saggio sulle origini di Fiumefreddo Bruzio in lingua inglese. 
So che questo libro arriverà negli Stati Uniti e sarà letto dai figli e dai nipoti di nostri emigrati e forse anche dai loro amici, che potrebbero trovare interessante e comodo la lettura in lingua inglese. Per quanto riguarda le mie poesie, queste dedicate a Fiumefreddo Bruzio ed inserite nel libro del Dr. Gallo, che fanno parte di una più vasta raccolta dedicata sempre al nostro amato borgo, dico solo che sono state scritte con il cuore, e quando si scrivono poesie dedicate a cose o a persone che si amano molto e per davvero, non si può essere che sinceri e veri ed io credo di essere stato, in tutte le mie poesie dedicate a Fiumefreddo, veritiero nelle parole e sincero nei sentimenti. 
E per concludere voglio leggere due righe di Quasimodo: “La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale ed interiore, che il lettore riconosce come proprio.” Le caratteristiche che sono proprio della poesia e non si trovano in nessun altro tipo di linguaggio, sono legate alla scintilla che ti fa dire : “Mi riguarda , mi commuove, mi appartiene, lo sapevo anch’io”, qualcosa di dimenticato che ora ritorna.
Mi auguro che il lettore possa dire, dopo aver letto le mie poesie “mi riguardano, mi appartengono, mi commuovono ...”
Di nuovo, ringrazio il Dr. Gallo e auguro a voi una buona serata e una buona lettura”.

Emigrazione. Presentata a Lago nei giorni scorsi l'associazione dei Laghitani nel Mondo

La locandina che pubblicizzava l'evento

Qui di seguito, come pervenutoci, il discorso del presidente dell'associazione, Francesco Gallo, in occasione dell'incontro avvenuto il 12 agosto scorso, nella Sala consiliare del Comune.
Dalla Redazione del Blog congratulazioni alla neo associazione e auguri di proficue attività a favore di tutti gli emigrati laghitani.

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Discorso del Presidente Dott. Francesco Gallo - Comune di Lago- Sala Consiliare 12 agosto 2016 

Saluto con affetto e rispetto il Sindaco dott. Enzo Scanga, il Parroco Don Alfonso Patrone e tutte le persone qui presenti che ci onorano con la loro presenza.
ll nome “Laghitani nel Mondo” indica che ci sono circa 4000 laghitani e loro discendenti sparsi in tre continenti (America, Oceania ed Europa) e considerando questo numero, l’idea di creare questa Associazione venne spontanea.
Già dal 2005 nelle pagine conclusive del mio libro “Laghitani nel Mondo” proposi di unire tutti i laghitani sparsi nel mondo in una organizzazione avente sede qui a Lago ma con molti consiglieri in ogni nazione d’adozione.
Questa idea è stata riproposta dal sottoscritto nel 2008 nel nuovo sito web www.laghitaninelmondo.com. ma solamente il 14 ottobre 2015 si è formato un gruppo di persone che la condividevano. 
Dopo undici anni di attesa e di speranze, il 1° maggio di quest’anno, presso il Tribunale di Paola, sono stati registrati lo statuto e l’atto costitutivo dell’Associazione, firmato dai Soci Fondatori: il sottoscritto, Giuseppe Pino, Antonio e Nicola Scanga, Giovanni Campora, Adriano Policicchio e Rosa Maria Pino. Il Cav. Salvatore Muto è stato nominato ad unanimità come Presidente Onorario a vita.